…e ha una mezza giornata a disposizione, consiglio un percorso nel bosco che, seppur molto semplice e alla portata di chiunque, offre panorami mozzafiato.
Si arriva in macchina alla chiesa della frazione di Lantana; da qui si parte a piedi.
Si scende lungo la strada asfaltata, finché sulla sinistra si imbocca la salita verso il “Santèl, piccola cappella presso la quale dal belvedere si ammira tutta la Val di Tede e la cima della Presolana. (Binocolo!)
C’è anche un piccolo laghetto artificiale, pieno di trote nel mese di luglio.
Col Santèl sulla sx si segue il sentiero che ora scende. Fatti a malapena 200mt, notate un sentierino appena battuto che si inerpica sulla parete di roccia. Chi ha una buona agilità può imboccarlo. Pochi metri…E lì sopra si arriva ad un paio di piccole grotte. Quella più alta sulla destra offre un ottimo “punto di eco”: provate a cacciare un urlo da lì!
Ad un dieci minuti di cammino ci si ricongiunge al largo e ciottoloso sentiero che porta al “Fontanino di Pora”.
Angolo non molto conosciuto è quello a cui si accede con un sentierino sulla destra poco più avanti. Si arriva sul fiume, meglio, torrente. La temperatura scende. Siamo nel cuore del bosco, il sole non passa e l’acqua gelida rinfresca l’aria. Immergerci i piedi è un toccasana!
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In una giornata fresca a piovosa che non permette di godersi la spiaggia…
Cesenatico: Museo della Marineria [click!]
Questo modernissimo museo comprende più sezioni. Il biglietto costa pochissimo (2€) e comprende la visita guidata a bordo di un favoloso Trabaccolo da trasporto del 1936 appena restaurato, ormeggiato nel Canale che fu progettato da Leonardo Da Vinci.
Per chi subisce il fascino della marineria sarà un’esperienza esaltante!
La brava guida racconta la storia della nave e ci lascia esplorare ogni angolo. Si scende anche sotto, nella stiva. Si vede la dispensa, la stanzetta del capitano, le cuccette dei marinai e quella del mozzo che, poveraccio, aveva il suo buco dentro la prua, addossato alle cigolanti catene dell’ancora… C’è anche un piccolo ripostiglio segreto per i materiali di contrabbando.Caratteristica la vela trapezioidale, accessoria sulle navi del tempo.
Il museo all’interno è su due piani. Di sopra c’è una sala dedicata agli animali del mare: molte specie di uccelli e di pesci impagliati/imbalsamati e qualche fossile. Degno di nota il grosso esemplare di pesce luna.
L’altro salone contiene reperti di epoca classica e medioevale.
Il salone al pian terreno è tutto dedicato alla storia navale; accoglie al centro altre due belle navi a vela perfettamente restaurate.
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“La nostra specie, quando si tratta di emozioni, ha idee contraddittorie. Ritiene infatti, spesso non a torto, che vadano in qualche modo controllate. Che, se prevale la ragione, è meglio. Ciò perché quest’ultima, rispetto agli impulsi dettati dalle emozioni, risulta più equilibrata, sensata e ponderata.E ci sarebbe ben poco da obiettare, fin qui. Andiamo però avanti col ragionamento che -spesso e volentieri- prosegue così: se lasciassimo prevalere le emozioni daremmo spazio alla nostra “animalità”, ai nostri istinti, a quel che di “bestiale” che purtroppo ancora ci portiamo dentro. E già qui ci sarebbe da obiettare non poco, ma la vera contraddizione, a ogni modo, è questa: che, se da un lato vediamo nel comportamento emozionale un che di animalesco, dall’altro spessissimo pensiamo che l’emotività sia un’esclusiva della nostra specie. Ancora molta gente infatti si stupisce che gli animali provino emozioni, quali affetto, amore, rabbia…”
Danilo Mainardi
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA, TOSCANA
agosto 2010

Una passeggiata non troppo lunga, poco impegnativa, ma ricchissima di spunti culturali
quella che ho tanto apprezzato in compagnia dello zio entomologo e della simpatica cugina.
Dal lungo mare ci siamo spostati in macchina qualche chilometro nell’entroterra, come indicato sulla cartina, per poi partire a piedi sul tratto indicato in blu.
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Il primo interessante incontro è subito dopo pochi metri. Una tartaruga! Testudo Hermanni toscana, razza autoctona. Era lì sotto il sole cocente al centro del sentiero. Dopo qualche foto ci siamo ben premuniti di spostarla al di là dei primi alberi, per evitare che ad un secondo gruppo di visitatori venisse la malsana idea di portarsela a casa…
Il MULINO che troviamo lungo il cammino è datato al 1718 (come indica un’incisione su di una delle pietre della struttura). Insieme a questo, altri quattro mulini nella zona provvedevano a macinare circa mille quintali all’anno all’inizio dell’800. Si tratta di un mulino ad acqua, ancora funzionante ed alimentato da un torrente fino a non tanti anni fa. Ora la sua macina è esposta all’esterno a pochi metri dalla facciata.
Ancora un quarto d’ora di cammino e sulla destra si scorgono le rovine dell’EREMO DI MALAVALLE, detto anche Eremo di San Guglielmo.
Guglielmo di Malavalle era un cavaliere vissuto nella prima metà del 1100. Dopo aver trascorso la prima parte dissoluta della sua vita tra varie avventure, e dopo aver appoggiato l’antipapa Anacleto nel 1130, avvenne l’incontro con San Bernardo, che lo convertì ad una vita più fedele ai principi evangelici. Per espiare i suoi peccati, Guglielmo partì in pellegrinaggio per Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela. Qui si diede per morto, così da cancellare la sua precedente identità e iniziò una vita d’eremitismo, fino a stabilirsi dove sorge questo monastero.
Nel 2005 la soprintendenza per i beni architettonici della provincia di Siena e Grosseto aveva ordinato un finanziamento di quasi 100.000euro per il consolidamento e il restauro del monastero. Per il gennaio dell’anno successivo era prevista la fine dei lavori. Le foto parlano da sole, e non aggiungo altri commenti… Se non la notizia che le uniche persone che abbiamo visto al lavoro nell’estate del 2006 erano un paio di studenti di archeologia che come volontariato stavano catalogando le ossa dei monaci sepolti sotto al pavimento della cappella. Andate a vedere la foto che documenta lo stato di abbandono attuale di quelle ossa…
