CASTIGLIONE DELLA PESCAIA, TOSCANA

agosto 2010

Una passeggiata non troppo lunga, poco impegnativa, ma ricchissima di spunti culturali

quella che ho tanto apprezzato in compagnia dello zio entomologo e della simpatica cugina.

Dal lungo mare ci siamo spostati in macchina qualche chilometro nell’entroterra, come indicato sulla cartina, per poi partire a piedi sul tratto indicato in blu.

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Il primo interessante incontro è subito dopo pochi metri. Una tartaruga! Testudo Hermanni toscana, razza autoctona. Era lì sotto il sole cocente al centro del sentiero. Dopo qualche foto ci siamo ben premuniti di spostarla al di là dei primi alberi, per evitare che ad un secondo gruppo di visitatori venisse la malsana idea di portarsela a casa…

Il MULINO che troviamo lungo il cammino è datato al 1718 (come indica un’incisione su di una delle pietre della struttura). Insieme a questo, altri quattro mulini nella zona provvedevano a macinare circa mille quintali all’anno all’inizio dell’800. Si tratta di un mulino ad acqua, ancora funzionante  ed alimentato da un torrente fino a non tanti anni fa. Ora la sua macina è esposta all’esterno a pochi metri dalla facciata.

Ancora un quarto d’ora di cammino e sulla destra si scorgono le rovine dell’EREMO DI MALAVALLE, detto anche Eremo di San Guglielmo.

Guglielmo di Malavalle era un cavaliere vissuto nella prima metà del 1100. Dopo aver trascorso la prima parte dissoluta della sua vita tra varie avventure, e dopo aver appoggiato l’antipapa Anacleto nel 1130, avvenne l’incontro con San Bernardo, che lo convertì ad una vita più fedele ai principi evangelici. Per espiare i suoi peccati, Guglielmo partì in pellegrinaggio per Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela. Qui si diede per morto, così da cancellare la sua precedente identità e iniziò una vita d’eremitismo, fino a stabilirsi dove sorge questo monastero.

Nel 2005 la soprintendenza per i beni architettonici della provincia di Siena e Grosseto aveva ordinato un finanziamento di quasi 100.000euro per il consolidamento e il restauro del monastero. Per il gennaio dell’anno successivo era prevista la fine dei lavori. Le foto parlano da sole, e non aggiungo altri commenti… Se non la notizia che le uniche persone che abbiamo visto al lavoro nell’estate del 2006 erano un paio di studenti di archeologia che come volontariato stavano catalogando le ossa dei monaci sepolti sotto al pavimento della cappella. Andate a vedere la foto che documenta lo stato di abbandono attuale di quelle ossa…